Notturno veneziano

leggere si insinuano le ombre

su selci e marmi

su muri scrostati

tra rami di improbabili lecci

 

ultime sentinelle di luce

riversano cascate di umori

nel campiello

custode di furiose passioni

 

vele setose di pensieri antichi

in cerca di nuovi amanti

scivolano rasenti le acque di mare

si insinuano dai canali alle calli

 

il candore di pupille ravvicinate

contornano iridi stellate

testimoni luminose di nuovi affanni

attimi irripetibili

flash d’amore

 

la luna azzurra culla nel sonno

i nuovi figli

sotto la sicura coltre di stelle

 

(dedicato alle foto di Ivano)

aprile/maggio 2015

Venezia – Visioni e illusioni

Un grazie all’amico Ivano che ha ben saputo emozionarci con queste sue quaranta opere, con questa sua prima esposizione personale.

I bianchi, i neri , i grigi ben si amalgamano con il respiro silente del mio animo.

Vivono le foto nel riflettere certi particolari, colpiscono gli improvvisi tagli di luce, lastricate fughe.

Il bianco va man mano diradandosi e cede lentamente all’oscurità; oscurità che a macchie va rinvigorendosi per lasciare liberi solo flash di luce, bagliori riflessi.

Così gli ultimi raggi si insinuano tra le selci umide di silenti campielli, si allungano sull’incresparsi delle onde figlie della laguna.

Troviamo figure incorniciate da colonne e cieli dechirichiani, par di vedere Magritte alla prese con il sogno delle sue finestre illuminate, alberi del primo Mondrian, suggestioni alla Kandinskij.

Personaggi di tutti i giorni fermi in un unico ed irripetibile scatto, palpito di vita cristallizzato.

Superbi colombi veri regnanti dai tempi immemorabili.

E ancora fondaci,scale, colonnati che nascondono amanti nell’ombra.

Vicenza , 5 giugno 2015

Tra spiritualità e tecnologia

All’amico Ivano, fotografo.

Bisogno di comprendere, indagare, fotografare.
Scoprire movenze, corpi, città, luoghi di dimore incantate.
Voglia di conoscenza tecnica, macchine che rendono visibile, tangibile un progetto “visivo-visionario” conosciuto solo all’autore.
Il fotografo tenta, lotta, scatta vuole sconfiggere il dubbio del risultato finale.
Così Ivano, scava, si installa, insegue tracce di vita, fissa luci e ombre.
A volte dialoga da lontano con figure assorte e primi piani mai banali : visi capaci di trasmettere una scelta.
Ed ecco backstages tanto improvvisati quanto vivi , il minimal di una postura, lo svolgersi di un gesto si alternano alle sonorità della pittura, quadro nel quadro.
Si susseguono paesaggi aspri e assolati, trafitti, cui contrastano ombre profonde, schive, quasi timorose di mostrarsi in lotta contro la soverchiante potenza della luce.
Poi in altri lavori ritroviamo linee morbide, precise geometrie di oggetti ; e brume , rassicuranti vapori ancestrali, salgono da mari, fiumi e stagni : là dove si annida da sempre la vita.
L’urgenza di vedere si quieta.
Un giudizio.
Un’ultima cosa resta da fare : si deve mettere ordine al progetto, catalogare, rifinire, tagliare, sospendere.
Il coraggio di offrire agli altri una fotografia, figlia di un cammino noto solo a Ivano e forse neppure a lui.
E siamo solo all’inizio di questa ricerca.

Vicenza, 10 febbraio 2014

In ricordo: omaggio a Nuvola

nuvola

Ogni mattina il mio devoto cane
presso la sedia silenzioso aspetta,
finché io lo saluto con una carezza.
Mentre questo leggero omaggio riceve,
di gioia il suo corpo trasale.
Fra tutte le creature mute,
lui solo, penetrando il velo del bene e del male,
ha visto l’uomo per intero,
quell’essere per cui può dare la vita contento,
al quale senza fini può riversare amore,
da un opaco sentire che a stento
trova una via verso il mondo cosciente.
Quando l’offerta vedo di questo cuore muto
che supplicare sa del suo stesso bisogno,
non so immaginare quale raro valore
la sua saggezza pura trova nell’uomo.
Col suo silenzio guardare,
patetico, smarrito, che afferra
non può esprimere in parole…
Per me però rivela il vero significato
dell’Uomo, nello schema del Creato.

1940, Rabindranath Tagore

Appunti per mostra 2015

Giuseppe Iovio - Blue Ice - Particolare

Testimonianze, tracce, elementi, segni, informazioni, spezzoni, ritagli. Pensieri superbi che negano la caduta, le ali ancora alte a sfidare l’ira dei tanti. Versi e segni in spire di colore. Che ne è della memoria, evocata e subito tradita? Guerra ,inquinamento ! Più bianco, più nero !!! Via i colori dai vostri pensieri! Ritagli di giornali, letti e subito gettati. Costruzioni per rinchiudere spirito e corpo. La quiete di un tramonto, la bellezza di un fiore, il calore di una carezza : magma di verdi, rossi , azzurri . Memorie lontane di astrazioni: sogni di mondi inesplorati.

Finestre silenti sul nostro attraversare il tempo.

Vicenza, 31 dicembre 2014.

Luigi “Gigi” Voltolina

Intanto parla “venezian” e non disdegna un salto al “fritolin” per bere un bianco e gustare pesce fritto: la presentazione di chi, non conoscendoti, ti mette subito al riparo da timidezze e incrostazioni elitarie.

Abbiamo fatto due passi per il centro della città , attraversato stradine cariche di anni e asfalti già molli per la calura; abbiamo sfiorato case antiche e costruzioni moderne : commistione di anime e spunti visivi.

Infine eccoci allo studio del maestro.

Saliamo una piccola scala e poi ci siamo : subito il bianco delle pareti e il bianco delle tele.

Lentamente si fanno scoprire i primi segni e le prime macchie : segni premonitori della nuova vita che prende il via sulla bianca tela.

Il lavoro di pittura sostenuto dall’impegno quotidiano : a volte ore e ore davanti al cavalletto e riuscire a “cavarne” solamente una manciata di segni scarni.

Nessuna rassegnazione.

Una sfida continua alla figura che non vuole uscire, alla forma neonata eppure già forte e pronta a superare i legacci che la vogliono bloccare. Per ora è solo un accenno ma un accenno fremente, scalpitante.

Ed eccole lì ora, adulte stese di colore, concluse geometrie: figure, centauri,nudi,madri, madonne, ballerini,venezie ,riflessi,guardiani del tempo.

E i vetri .

Ne sono passati di giorni da quel 4 giugno 2004 ! e mi chiedono perché ne parlo ancora.

Semplice : ancora oggi risento dei colori di quel giorno.

E, citando lo scrittore Claudio Magris, non è poco, in una vita.

ps : epico il viaggio di ritorno. Ma questa è un’altra storia……….

Vicenza , 6 marzo 2014

ITHAKI

ho attraversato il mare

là in fondo alla baia ti ho visto

nero e lucente odisseo

padrone delle acque

tra verdi ulivi e uva color oro

il vento d’amore canta

una canzone alla tua donna

bella e leggera come farfalla

sotto la grande quercia

nel cerchio di pietre cotte dal sole

mi unisco alla danza delle nuvole

e sento le risa e il suono dei baci

solo io vi scorgo

invisibile

nel ricordo del tempo che tornerà

per sempre.

 

vicenza 10 febbraio 2014

Omaggio a Emilio Vedova

Giuseppe Iovio - Omaggio a Emilio Vedova - Carte 2010

Giuseppe Iovio – Omaggio a Emilio Vedova – Carte 2010 – Tempera su carta – cm 25 x 30

 

Cronaca di un incontro.

Di buon ora inizio, oggi martedì 18 gennaio 1982, questo breve viaggio che mi permetterà di incontrare un grande della pittura. Siamo in tanti al binario due in attesa del treno per venezia : studenti, pendolari e altra umanità varia. Il freddo si fa sentire e si insinua sotto il mio giaccone assieme a una sorta di timore al pensiero del maestro Vedova. Le domande da fargli si accavallano, si scontrano,si cancellano, e mi dico : come sarà il primo approccio, usciranno le parole? Mi pervade un senso di tristezza, fredda compagna di occasioni mancate, incontri evitati all’ultimo momento, dialoghi muti.

Vedova, un monumento per tanti e per me avvolto da un’aurea di mistero!

Il paesaggio sfugge velocemente dietro il finestrino: la nebbia di un uniforme tono di grigio bianco, sembra il sonno materializzato.

Dopo poco più di un’ora eccoci finalmente a Venezia : nuovo stupore di bambino mi invade. Venezia, una visione fiabesca , un sogno : là, galleggiante sul mare, quadro mai completamente ultimato.

Arrivo all’Accademia delle Belle Arti e varcato il portone del grazioso palazzo, chiedo dove posso trovare il maestro Vedova. Non è ancora arrivato , mi dicono, e devi aspettare : meglio così ,posso limare ancora una volta le domande da fare.

Comincio a curiosare per l’Accademia e mi imbatto in una prima aula : i lavori esposti degli allievi sono di taglio figurativo, intuisco che non è l’aula del maestro. Caccio la testa nell’aula successiva e non ci sono dubbi : è la sua. Lo spirito della gestualità è lì, ti colpisce violentemente. I materiali parlano per il maestro : cartoni,pezzi di tela,barattoli di pittura,chiodi,pennelli,gessi, matite colorate.

Rapide sbirciate in giro.

Sulla sinistra una stanzetta intestata a Boccioni; più in là uno stanzino con manifesti di mostre, incontri, avvisi relativi al maestro Vedova : incombe, penzolante nel vuoto, una rivista appesa ad uno spago e riportante in copertina una bella foto dell’artista imbrattato di colore.

Ecco comparire sulla soglia una figura, quasi un’ombra, lunga, irsuta e un po’ piegata nell’incedere : come un fulmine entra nell’aula, nemmeno uno sguardo, quasi mi travolge.

Lascio immediatamente l’aula : la signora Annabianca, al telefono, mi aveva avvisato che il maestro trascorre la sua prima ora solamente con gli allievi e non accetta nessun’altra presenza. Solo disturbo.

Ne approfitto per fare due passi in una calle vicina,lontana dai conosciuti itinerari turistici, e assaporo i “rumori” di questa città sull’acqua : rumori diversi, vellutati, irreali e unici.

Rientro in Accademia e mi avvio verso lo studio del mio ospite : mi intravede, ricorda di avere un appuntamento con un visitatore e mi fa cenno di entrare. Senza preamboli mi chiede cosa faccio nella vita e il perché della mia visita. Ho iniziato a parlare cercando di essere conciso e preciso nell’esposizione : il timore di essere “ sopportato” ancora non mi abbandona. Dopo le prime battute l’incontro prende una piega mozzafiato : un fiume di parole mi investe, il maestro mi parla, mi racconta delle sue esperienze, della sua vita ! Un monologo arrembante, tumultuoso, l’animo dell’artista prende corpo : esce l’uomo di straordinaria cultura, il ricercatore, lo studioso. Una di quelle persone che “fanno” la cultura di un popolo, di una nazione. Pittura,poesia,letteratura, sociologia, politica .I pensieri si accavallano,si rincorrono, si lasciano, si riprendono : resto senza parole.

Dopo una mezzoretta, il maestro prende dal cassetto della scrivania un libricino sul quale, dopo aver chiesto il mio nome, fa uno sghiribizzo a mo di dedica : in quel preciso momento mi son detto ecco ,ci siamo, ha parlato un po’ della sua vita e ora come contentino mi dà un suo segno su un foglio e via, tutti a casa!

Quale errore!

Il grande artista si alza e mi dice : basta con questi discorsi accademici, andiamo a parlare con i miei allievi! Sempre più frastornato, lo seguo nell’aula già gremita.

Vedova, nel silenzio più assoluto, tenendomi sotto braccio, si ferma davanti a una tela dove sta lavorando una sua allieva e……… rivolgendo uno sguardo circolare ai presenti ,alquanto incuriositi, dice : oggi cambiamo programma! …. E ha tenuto una lezione sulla vita e sull’arte!

due ore di adrenalina pura!

Verso mezzogiorno, il maestro Vedova mi accompagna fino alla porta dell’Accademia e, invitandomi a ripassare, mi saluta come un vecchio amico.

Di tutta quella incredibile giornata mi sono rimasti tredici “comandamenti” che devono sostenere chi vuole “fare arte”:……ma questa è un’altra storia!

Grande Emilio Vedova.

Vicenza, 2 aprile 2014

In ricordo del maestro Giannetto Fieschi

Genova, gennaio del 1984.

Giovani pittori e poeti alla ricerca di certezze, siamo infine arrivati nella città di Genova.

Dopo passeggiate nei caruggi, notte passata in un alberghetto con tanto di neon intermittente, atmosfera alla Hopper per capirci, eccoci al Museo di S. Agostino prima e al Museo di Villa Croce poi, per immergerci nella mostra dedicata al maestro Giannetto Fieschi.

Opere di ogni formato, lavoro su materiali : ci sarà da “assorbire” il più possibile, mi dico!

Per la prima volta mi trovo di fronte alle opere del maestro Fieschi e trovo che portano dentro astrazione e figurazione, sogno e realtà, il senso di eleganza, la scrittura, l’uso di una colta simbologia.

Ricordo la raffigurazione di temi connessi alla difficoltà del vivere, la difficoltà di ri-trovare forza nella spiritualità, l’erotismo.

Ma le opere che più mi sono rimaste impresse appartengono al ciclo pericolo – cani e persone : rossi, gialli, azzurri metallici, linee contornanti ghigni feroci di cani impazziti, la violenza sotterranea e invisibile, false rassicurazioni.

Una spigolosa denuncia.

Il maestro ci ha poi ospitato nella propria dimora, una casa classica, ovattata, un tentativo di rifugio dalla durezza della società moderna. Lui stesso si muove con stile di un signore d’altri tempi, parco di parole, tutti noi istintivamente cerchiamo di tenere un ritmo basso : che contrasto con il ritmo di vita fuori dalle mure domestiche, con l’artista alle prese con la frenesia di rapporti, di impegni, di fare arte, comunque vada!

In ogni caso, quel giorno, così ha voluto intrattenerci : ha voluto regalarci un po’ del suo tempo, un tempo bello, classico, antico, e ha voluto così proteggerci dalla durezza della società moderna.

Ancora oggi, dopo che sono trascorsi tutti questi anni, ho piacere a ricordare quella giornata.

Vicenza, 29 febbraio 2014